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240 migranti perdono la vita in due naufragi avvenuti nel Mediterraneo

Soccorsi nel Mediterraneo (archivio - foto F. Malavolta)

4.220 i migranti morti in mare nel 2016. Mai così tante vittime nel Mediterraneo.

Sono circa 240 i migranti morti nel corso di due naufragi avvenuti mercoledì tra la Libia e l’Italia. Il primo naufragio ha coinvolto un gommone che trasportava circa 140 persone, per la maggior parte originarie dell’Africa occidentale. L’imbarcazione è partita nella notte tra martedì e mercoledì. Dopo qualche ora di navigazione il gommone si è capovolto. I migranti sono caduti tutti in acqua. Quando sono arrivati i soccorsi, coordinati dalla Guardia Costiera italiana, la maggior parte dei migranti era purtroppo già dispersa in mare. I sopravvissuti sono 27, i corpi recuperati 12, tra cui quelli di tre bambini. I sopravvissuti sono stati portati a Lampedusa, dove hanno riferito allo staff OIM che a bordo vi erano sei bambini e 18 donne, alcune in stato di gravidanza. Tre sopravvissuti sono stati portati in ospedale, e uno sarebbe in gravi condizioni. Le vittime, tra corpi recuperati e migranti dispersi, sarebbero tra i 110 e i 113.

Insieme ai 27 sopravvissuti sono arrivate a Lampedusa altre due donne, che hanno riferito di essere state soccorse a seguito di un altro naufragio accaduto sempre mercoledì, intorno alle 5 di mattina. Le donne si trovavano su un gommone e i dispersi in questo caso sarebbero 128. Le vittime dei due incidenti sarebbero quindi circa 240.

Con questi ultimi due tragici naufragi, sono 4.220 i migranti morti nel Mediterraneo nel 2016: si tratta della cifra di morti più alta registrata da sempre, ben oltre il totale dell’anno scorso, quando le vittime in mare furono in tutto 3.777.

“Rispetto all’anno scorso il numero è aumentato a causa di due fattori”, spiega Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo. “Innanzitutto, ci sono stati 3 grandi naufragi a fine aprile e a fine maggio, che hanno coinvolti 3 barconi fatiscenti con a bordo parecchie centinaia di persone, e che hanno causato da soli quasi 1500 morti. In seguito, questo ultimo mese è stato particolarmente tragico, in quanto sono morte oltre 250 persone la scorsa settimana e 240 ieri.

“Ottobre è un mese in cui il mare può essere molto mosso e questo può causare più incidenti”, continua Soda. “Abbiamo registrato un numero record di arrivi nel mesi di ottobre: 27388, contro gli 8915 del 2015 e i 15264 del 2014. Con questo gran numero di imbarcazioni in mare in questa stagione, è purtroppo possibile che accadano più incidenti”.

Il motivo dell’aumento di arrivi non è facile da spiegare, anche se, come racconta Flavio Di Giacomo , portavoce dell’OIM Italia “i migranti che arrivano in Italia ci stanno raccontando che i trafficanti hanno sparso la voce che la guardia costiera libica sta ricevendo una formazione sul soccorso in mare, e che quindi tra qualche mese chi parte sarà soccorso dai libici e riportato indietro”.

“Questi racconti sono da verificare, ma molti migranti ci hanno detto che è per questo che in molti si affrettano a partire adesso: non vogliono essere riportati in Libia, dove temono di ricadere nello stesso circolo di violenze a abusi da cui fuggono”.

Nonostante il picco di partenze in ottobre il numero di arrivi in Italia in termini assoluti è aumentato solo del 13 per cento rispetto all’anno scorso ed è ancora più in linea con il 2014.  Sono però cambiate le nazionalità: son diminuiti gli arrivi dal Corno d’Africa e dal Medio Oriente, mentre è aumentato il numero di persone originarie dell’Africa occidentale.

Dai colloqui dell’OIM con i migranti appare in aumento il numero di coloro che non sono partiti dal loro paese di origine con il progetto di venire in Europa.

“Il loro piano migratorio ha spesso preso forma lungo le varie tappe del viaggio”, spiega Federico Soda, “e non pochi sono coloro che volevano andare in Libia a lavorare ma che sono stati costretti alla traversata del Mediterraneo per fuggire ad abusi e violenze subite in quel paese. Molti sono inoltre coloro che si augurano di poter restare in Italia e che non hanno intenzione di proseguire il loro viaggio in altri paesi europei: un’inversione di tendenza rispetto a solo qualche anno fa.

Per ulteriori informazioni: Flavio Di Giacomo,  Tel. +39 06 44 186 207 /221 e-mail: iomromepress@iom.int