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Terra Munda

I migranti sono stati tra i primi a subire le conseguenze della crisi economica iniziata nel 2007 ed in molti si sono riversati nelle campagne del Sud Italia, dove il costo della vita è più basso ed è più facile trovare forme di collaborazione occasionale, ma anche sfruttamento e condizioni di vita spesso inumane.

Gli stranieri che hanno perso il lavoro, insieme ai nuovi arrivati, rappresentano oggi un bacino di utenza in apparenza inesauribile sia per i cosiddetti “caporali” che traggono vantaggio dalla condizione di estremo bisogno dei migranti sia per alcune aziende locali senza scrupoli.

La mancanza di alternative concrete, il continuo ricorso a forme di lavoro nero, le difficoltà nell’accesso alle opportunità esistenti a livello locale, contribuiscono a rendere poi il contesto di riferimento molto complesso. Sono spesso allarmanti le condizioni alloggiative che i lavoratori sono costretti ad accettare: in Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, migliaia di persone impiegate nelle raccolte stagionali vivono in veri e propri “ghetti”, costretti a dormire in baracche o in ruderi abbandonati, in condizioni igienico-sanitarie precarie, spesso, senza accesso ad energia elettrica, acqua corrente ed apparati idrico-fognari.

Dal 2011, i governi che si sono succeduti hanno introdotto una serie di misure per contrastare il fenomeno dello sfruttamento: da una parte, si è resa perseguibile penalmente l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro dei migranti; dall’altra, si è deciso di prevedere una specifica protezione, attraverso il rilascio di un permesso di soggiorno, per i migranti irregolari vittime di grave sfruttamento che collaborassero con la giustizia contro i propri sfruttatori. Recentissimo è, inoltre, l’allargamento della responsabilità penale non solo al caporale ma anche alle aziende che traggono diretto vantaggio dallo sfruttamento lavorativo.

Si tratta di interventi importanti, che vanno però sostenuti prevedendo controlli capillari sul territorio, oltre al potenziamento di meccanismi di certificazione di qualità (come l’ampliamento della Rete Lavoro Agricolo di Qualità), e l’erogazione di incentivi per gli imprenditori che rispettino le regole.

 

Obiettivi Generali

Questo progetto intende proseguire il percorso iniziato dal governo con il forte supporto della società civile e capitalizzare sull’esperienza ultradecennale dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo in tema di tratta e sfruttamento lavorativo e sessuale, con una particolare attenzione al coinvolgimento e al partenariato con il settore privato.

E’ in questa ottica che nasce la collaborazione tra OIM e Philip Morris International – PMI (Italia). Phillip Morris International - PMI (Italia) promuove da tempo politiche volte alla prevenzione di situazioni di illiceità nella propria filiera, impegnandosi a supportare i privati e gli enti che possono prevenire il fenomeno dello sfruttamento e fornire risposte concrete ai bisogni dei lavoratori e delle aziende. 

Partendo dall’analisi dei bisogni dei lavoratori e delle opportunità già esistenti nei contesti agricoli più difficili del Meridione e creando sinergie con la società civile e gli enti che da anni lavorano proficuamente sul territorio, il progetto mira a rafforzare forme d’integrazione sostenibile dei migranti che si trovano in una condizione di vulnerabilità o sfruttamento, oltre a prevenire il fenomeno su ampia scala.

 

Attività del progetto

  • Supporto delle iniziative virtuose di istituzioni e società civile finalizzate alla predisposizione di soluzioni alloggiative per i lavoratori impiegati nelle raccolte stagionali;

 

  • Supporto all’integrazione sociale di un numero determinato di beneficiari, attraverso la previsione di contribuzioni economiche.

 

  • Assistenza ed informazione legale delle vittime dello sfruttamento, sia lavorativo che sessuale;

 

  • Orientamento ai servizi già attivi sui territori e distribuzione di materiale informativo;

 

  • Orientamento linguistico per i lavoratori migranti che vivono nei ghetti o altri insediamenti informali.