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18 dicembre 2010

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL MIGRANTE 2010

2010_worldmigrantsday_home.jpg18 dicembre 2010 - I
Governi dovrebbero riconoscere che le migrazioni portano benefici e
diffondere questo
messaggio presso l’opinione pubblica. E’ quanto
afferma l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in
occasione della Giornata Internazionale del Migrante.

COMUNICATO STAMPA OIM

18 DICEMBRE - GIORNATA INTERNAZIONALE DEL MIGRANTE 2010

L’OIM: i governi riconoscano i benefici apportati dalle migrazioni



 

 
 
 

GINEVRA 18 dicembre - I Governi dovrebbero riconoscere che le migrazioni portano benefici e diffondere questo messaggio presso l’opinione pubblica. E’ quanto afferma l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in occasione della Giornata Internazionale del Migrante.

Il contributo positivo dei migranti nelle società di accoglienza è messo in discussione con sempre maggior frequenza da molti governi, che adottano misure miopi e presentano l’immigrazione come un aggravio per il welfare nazionale e un  peso per le economie in crisi.

2010_worldmigrantsday_home.jpgIl notevole contributo apportato alla società e all’economia dai migranti è invece evidente. Ad esempio, per quanto riguarda la Gran Bretagna, uno studio pubblicato all’inizio dell’anno dalla University College London (UCL) ha dimostrato che, tra il 2008 e il 2009, i migranti provenienti dall’Europa dell’Est hanno pagato un ammontare di tasse del 37 per cento superiore ai benefici e ai servizi pubblici ricevuti. Allo stesso tempo molti di questi migranti hanno peraltro svolto ruoli essenziali nel servizio della Sanità Pubblica come personale medico, paramedico o come addetti alle pulizie. Un’altra recente ricerca ha evidenziato il positivo impatto imprenditoriale delle comunità immigrate sull’economia britannica.

Negli Stati Uniti - secondo una stima del Consiglio dei Consulenti Economici del Presidente - la partecipazione degli immigrati nell’economia del paese porta ai cittadini americani un guadagno globale di 37 milioni di dollari l’anno. Su dieci lavoratori autonomi, più di uno è immigrato.

“Nonostante i dati siano chiari, pochi argomenti suscitano reazioni così forti come quelle provocate dalle migrazioni. Nei palazzi dei governi, per strada o nelle discussioni che si fanno a tavola, sono sempre numerosi i dibattiti sull’identità nazionale, sulla sicurezza, sull’occupazione, sulla salute e sui sistemi di protezione sociale – tutte componenti che contribuiscono a costituire una società,” sostiene il Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing. “Sfortunatamente, spesso molte di queste discussioni sono animate dall’emotività e dai miti metropolitani e non si basano sulla realtà sociale ed economica. Le migrazioni, adesso e in futuro, saranno invece determinate da dinamiche economiche, sociali e demografiche globali che non potranno essere ulteriormente ignorate.”

Secondo il Rapporto sulla Migrazione nel Mondo recentemente pubblicato dall’OIM, i migranti internazionali potrebbero raggiungere quota 450 milioni entro il 2050 se il fenomeno delle migrazioni continuerà a crescere allo stesso passo degli ultimi 20 anni.

Una delle ragioni di questa crescita sarà il calo della popolazione dei cosiddetti paesi industrializzati, stimato di circa il 25% entro il 2050. Un calo che causerà un notevole aumento della domanda di lavoratori migranti in un periodo in cui la forza lavoro nei paesi in via di sviluppo salirà dai 2,4 miliardi del 2005 ai 3,6 del 2040.

In molti paesi la richiesta di lavoratori migranti specializzati aumenterà a tutti i livelli, per rispondere al crescente bisogno di conoscenza e capacità innovativa nonché per fronteggiare il fabbisogno di manodopera in molti settori che i lavoratori nazionali preferiscono evitare come l’assistenza sanitaria, la cura di anziani e bambini, i servizi pubblici, i settori industriale, agricolo ed edile.

La Banca Mondiale stima che, qualora i paesi caratterizzati dal calo demografico ammettessero 14 milioni di migranti nei prossimi 20 anni, facendo cosi crescere la popolazione attiva del 3%, i vantaggi economici su scala mondiale sarebbero pari a 356 miliardi dollari l'anno – la maggior parte dei quali diretti verso i paesi in via di sviluppo.

“Questi numeri non hanno un valore soltanto economico ma vanno interpretati da un punto di vista “umano”. La crescita economica è sinonimo di sviluppo umano, sociale e di sicurezza”, spiega Swing. “In molte parti del mondo, le rimesse dei migranti hanno già contribuito a risollevare le comunità locali dalla povertà, portando cibo, alloggio, istruzione. Questo significa un futuro migliore per loro e, di conseguenza, anche per il resto del mondo.”

Le migrazioni sono un dato di fatto e i governi devono scegliere se gestirle adottando politiche di apertura o di ripiegamento su se stessi.

Una politica di ripiegamento consiste nel mantenimento dello status quo ed è basata su stereotipi, sulla paura e sull’opportunismo politico. E’ caratterizzata da politiche migratorie restrittive e dall’assenza di un vero dialogo sul tema, a tutti i livelli: regionale, nazionale e internazionale.

Politiche di apertura, al contrario, aiuterebbero a riconoscere il ruolo delle migrazioni come parte integrante dell’economia mondiale e i migranti come componenti essenziali per la piena ripresa dalla crisi economica contemporanea. Politiche quindi capaci di rispondere alla crescente domanda di lavoro immigrato e in grado di proteggere i diritti dei migranti, di promuovere un dialogo tra paesi di origine e di destinazione e di valorizzare il contributo economico e sociale dei migranti per le comunità di origine e quelle di accoglienza.

“La sfida consiste nel trovare soluzioni eque, capaci di conciliare il desiderio di quanti vogliono migrare con la sovranità nazionale degli Stati in tema di mobilità umana. La cooperazione non solo assicura che i diritti dei migranti siano rispettati ma anche che i migranti rispettino la cultura e le leggi dei paesi di accoglienza”, conclude Swing.



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