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Sono oltre 1000 i migranti morti quest’anno lungo la rotta del Mediterraneo centrale

La rotta del Mediterraneo centrale continua a essere la più letale del mondo: su un numero totale di 36,851 migranti arrivati in Italia via mare, è salito a 1002, secondo le stime dell’OIM, il numero totale di migranti che hano perso la vita lungo la traversata.

Negli ultimi giorni sono aumentate le critiche nei confronti delle navi che effettuano operazioni di soccorso nel Mediterraneo, accusate spesso di essere divenute un fattore di attrazione. In alcuni casi, è stato addirittura avanzato il sospetto che alcuni soccorritori possano essere collusi con gruppi di trafficanti.

“Sappiamo che la presenza di navi nel Mediterraneo non rappresenta un fattore di attrazione”, afferma Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell'OIM. “Ci ricordiamo bene come l’operazione Mare Nostrum, guidata dalla Marina Militare italiana da fine 2013 a fine 2014, fosse stata accusata di rappresentare un pull factor. Quando l’operazione terminò, e non fu sostituita da nessuna specifica missione di soccorso, registrammo in realtà un aumento del numero di partenze dalla Libia e purtroppo anche un aumento di morti in mare.”

 

“Il grande impegno profuso  da tutti i soccorritori in mare - incluso il  grande lavoro operato dalle ONG nell’ultimo anno -  ha permesso in realtà di salvare migliaia di vite”, sottolinea Soda.

 

La presenza delle ONG nelle acque tra Libia e Italia, iniziata di fatto nel 2014 con le prime operazioni operate da dalla ONG MOAS, si è ulteriormente estesa nel 2015 e ancor più nel 2016 grazie all’intervento di altre organizzationi tra cui Medici Senza Frontiere, SOS Mediterranée, Jugend Retter, Proactiva Open Arms, Save the Children, Sea Watch, Boat Refugee.

 

Il portavoce dell'OIM a Roma, Flavio Di Giacomo, sottolinea come la maggior parte delle operazioni di salvataggio siano state operate dalla ONG presenti nel Mediterraneo centrale, seguite dalle navi della Guardia Costiera, di Triton, della Marina Militare italiana, di EunavforMed e dai numerosi mercantili che sporadicamente sono stati chiamati a salvare migranti quando necessario.

  

Nel corso del solo 2016, quando un totale di 181.436 migranti è stato soccorso in mare, le ONG hanno salvato 46.796 migranti, la Marina Militare 36.084, la Guardia Costiera (incluse le navi finanziate da Frontex) 35.875, EunavforMed 22.885, le navi Frontex (escluse le navi italiane) 13.616, i mercantili 13.888 e le varie unità militari estere presenti nell'area 7.404.

 

Rispetto all’anno scorso,  è stato registrato quest’anno anche un aumento delle attività della Guardia Costiera libica. Con i loro interventi (coadiuvati da salvataggi di emergenza operati da pescatori locali) hanno salvato oltre 4.000 persone a partire da gennaio.

 

“Parlare di pull factor quindi è fuorviante”, afferma Soda, “la verità è che i migranti sono spinti a partire da push factors, tra cui il principale è il deterioramento delle condizioni di vita in Libia, e sono sempre di più le persone che scappano in quanto vittime di violenze e abusi.”

 

Sulla stessa linea anche il Direttore dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OIM a Bruxelles, Eugenio Ambrosi: “Crediamo che occorra riportare la questione sulla giusta direzione: il salvataggio di vite umane deve restare la principale considerazione ed è la più importante responsabilità di tutti coloro che sono coinvolti in questo campo. Siamo preoccupati che questo impegno venga messo in secondo piano rispetto ad altre considerazioni. Il numero di morti in mare sta raggiungendo livelli altissimi quest’anno e questo è un segnale che c’è qualcosa che non funziona.”

 

“Non siamo a conoscenza di nessuna collusione tra trafficanti e membri degli equipaggi delle ONG, e riteniamo che serva a poco alimentare una percezione che mette sullo stesso piano organizzazioni criminali con organizzazioni non-profit impegnate nel salvare vite in mare”, aggiunge Ambrosi.

 

 

Per informazioni: Flavio Di Giacomo – Ufficio Stampa OIM – tel. 06 44 186 207 /221 iomromepress@iom.int