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Giornata Internazionale del Migrante 2017 - "Il diritto di movimento deve essere esercitato tramite una migrazione sicura e non con barconi fatiscenti"

di William Lacy Swing

18 dicembre 2017 -“Anche io sono un migrante, ma non ho dovuto rischiare la mia vita su un barcone o pagare dei trafficanti. Una migrazione sicura non può essere prerogativa esclusiva di un’élite”, ha detto Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, lo scorso mese di settembre 2017.

Con una semplice espressione ha catturato forse l’essenza di una delle sfide più grandi che il mondo si trova oggi ad affrontare. Viviamo in un’epoca in cui mentre un'élite privilegiata considera la mobilità globale sostanzialmente un diritto di nascita, a molti altri questa mobilità viene negata come conseguenza di gravi circostanze economiche o situazioni di conflitto.

Ma anche qualcos’altro è cambiato per far sì che questa realtà delle cose risultasse evidente, spesso con conseguenze tragiche, ai meccanismi macroscopici della politica globale.

Fino a non molto tempo fa, una sorta di codice di condotta su “chi entra e chi esce” era la prova che i vantaggi conferiti alle élite non avevano una grande importanza per le popolazioni meno abbienti, solo vagamente al corrente del fatto che si potesse cercare una vita migliore oltre i confini dei confini del proprio paese. Questo  è quello che accadeva in passato.

Oggi, il più grande “strumento di uniformità”  esistente, lo smartphone (ormai nelle mani di più di 2 miliardi di persone in tutto il mondo)–  ha cambiato le cose. In meno di una decina di anni, gli smartphone hanno permesso a moltissime persone di conoscere a fondo le attività svolte dall’“élite” fino ad ora.

Quello che sta succedendo è che due realtà coesistenti, ma fortemente divergenti, si  stanno affrontando sullo stesso pianeta, rendendo imprevedibile e instabili le politiche di numerosi paesi, che per anni erano rimaste immobili.

Da un lato, la libertà di movimento è sostanzialmente garantita per tutto un insieme, sorprendentemente ampio,  di cittadini privilegiati per i quali è diventato naturale spostarsi in modo sicuro, libero e relativamente economico in tutto il mondo. Sono turisti, studenti, persone in visita da parenti residenti in altri paesi, ma anche migranti economici provenienti dal sud del mondo (più di 2 milioni di filippini, 1 milione di cingalesi ad esempio,) e imprenditori, che con le loro attività tengono viva la nostra epoca globalizzata.

Ciò che dimentichiamo facilmente parlando di migrazione è che le persone che viaggiano e si spostano sono un numero sempre crescente. Si muovono in modo sicuro e ordinato, passando attraverso i controlli di sicurezza, varcando i gate all’aeroporto, controllando i feed di Facebook e i messaggi istantanei mentre camminano. Ma soprattutto, si muovono in modo regolare, muniti di passaporti e visti.

Quindi perché, ci si potrebbe chiedere, la migrazione è diventato un tema così tossico, sempre in prima pagina su tutti i Media e argomento in grado di alimentare i populismi?

Parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che sottovalutiamo troppo le sfide dell'integrazione e siamo troppo veloci a giudicare l'ostilità popolare verso la migrazione come irrazionale o peggio. I politici ignorano i valori a cui le persone aderiscono a loro rischio e pericolo.

Allo stesso modo, se i continui movimenti delle persone nel mondo sono considerati così regolari, normali e utili senza suscitare commenti, dovremo cercare di capire a come poter comportarci con quella gran parte di persone alle quali questa mobilità viene negata.         

Centinaia di milioni di persone che non sono considerate “competitive” in un mercato del lavoro sempre più globalizzato, si trovano quindi a guardare dal di fuori un mondo che possono solo immaginare. Affrontano difficoltà ed enormi disparità di reddito e non hanno nessuna possibilità di ottenere un visto o un permesso di lavoro.

Non deve quindi sorprendere che un consistente gruppo di giovani migranti pieni di speranze vogliano salire a bordo di quei barconi a cui si riferisce il Segretario Generale. Spinti dalla mancanza di opportunità economiche, spesso aggravate dal cambiamento climatico, questi giovani sono anche attirati dal canto delle sirene dei social media.

Ed è a questo punto che sin inseriscono i trafficanti di esseri umani e i nuovi schiavisti, che fanno i loro “affari” in una situazione di completa impunità. Mentre i giganti dei social media inseguono nuovi mercati nel sud globale, questi crudeli inganni si svolgono in modo del tutto incontrollato e impuniti.

Questo è il tipo di migrazione che fa notizia e che, nel peggiore dei casi, ha portato  alla scioccante realtà - rivelata per la prima volta dall'OIM - di migranti africani venduti come schiavi e “servitori” domestici.

Mentre quindi  crescita demografica e recessione economica spingono i migranti a lasciare i propri paesi, nei paesi di destinazione - alle prese con problemi di disoccupazione e identità - il populismo diventa una conseguenza quasi inevitabile.

Questo è il motivo per cui ripongo così tanta speranza in un Global Compact sulla migrazione, che dovrebbe essere adottato alla fine del 2018. Sarà negoziato dagli Stati membri sotto l’egida delle Nazioni Unite e mira ad affrontare la migrazione internazionale in modo globale.

E’ probabile che, visto il tema così delicato, il primo accordo intergovernativo sulla questione non si  imporrà sulla sovranità nazionale e non sarà vincolante.  Esistono però molti punti di intesa, e questo patto si basa sulla consapevolezza che la migrazione non è tanto un problema da risolvere quanto una realtà umana da gestire.

Se smettiamo di pensare alle regole rigide e obbligatorie che consentono 34,5 milioni di voli all'anno e che permettono al 44% della popolazione mondiale di decollare e di atterrare in sicurezza, dovrebbe essere possibile trovare alcune regole comuni per consentire a molti altri di viaggiare, migrare e tornare a casa liberamente e in sicurezza.

Dobbiamo offrire speranza a coloro che affrontano avverse condizioni economiche, fornire percorsi legali per un maggior numero di migranti o opzioni di migrazione circolare per coloro che desiderano lavorare e tornare a casa…perché se non troviamo noi una soluzione, i trafficanti lo faranno al nostro posto e pagheremo un prezzo molto caro in termine di perdite di vite umane e di deterioramento del tessuto sociale delle nostre società.

William Swing è il Direttore Generale dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni