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Presentato a Roma uno studio sui profili dei migranti giunti in Italia via mare

Finanziato dal Ministero per lo Sviluppo Internazionale del governo britannico, lo studio è stato realizzato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni con la collaborazione dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole

 

Roma 21 settembre 2016 – E’ stato presentato ieri a Roma, nel corso di un evento ospitato dall’Ambasciatore britannico in Italia, Jill Morris, la ricerca “Study on Migrants’ Profiles, Drivers of Migration, and Migratory Trends”, finanziata dal Ministero per lo Sviluppo Internazionale britannico (DfID) e realizzato dall’Ufficio di Coordinamento del Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), in collaborazione con l'Istituto universitario europeo (EUI) di Fiesole.

Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, il Prefetto Rosetta Scotto Lavina, Direttore Centrale per le Politiche dell'immigrazione e dell'asilo del Ministero dell’Interno, Paola Cogliandro, della Direzione Generale Italiani all’estero e Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM.

Lo studio, basato su 1031 interviste condotte dai ricercatori dell’EUI a migranti incontrati in numerose strutture recettive e insediamenti informali in Italia, ha avuto lo scopo di raccogliere informazioni sulle passate esperienze lavorative delle persone arrivate in Italia (soprattutto via mare) sul loro livello di educazione, sulle loro qualifiche professionali e sulle loro aspirazioni in termini occupazionali.

 “I flussi migratori verso l’Italia sono numericamente in linea con quelli registrati negli ultimi due anni”, ha commentato Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, “ma sono cambiate le nazionalità dei migranti: son diminuiti gli arrivi dal Corno d’Africa e dal Medio Oriente, mentre è aumentato il numero di persone originarie dell’Africa occidentale.”

I dati raccolti mostrano come molti dei migranti intervistati – il 62 per cento – non siano partiti dal loro paese di origine con il progetto di venire in Europa. Il piano migratorio ha spesso preso forma lungo le varie tappe del viaggio, e non pochi sono coloro che volevano andare in Libia a lavorare ma che sono stati costretti alla traversata del Mediterraneo per fuggire ad abusi e violenze subite in quel paese. Molti sono inoltre coloro che si augurano di poter restare in Italia e che non hanno intenzione di proseguire il loro viaggio in altri paesi europei: un’inversione di tendenza rispetto a solo qualche anno fa.

Le interviste hanno evidenziato come molti dei migranti abbiano avuto esperienze lavorative, a volte anche semi-qualificate, in vari campi, tra cui il settore della meccanica, dell’edilizia, dell’agricoltura e della pesca.

“La ricerca, intesa ad approfondire competenze, motivazioni e aspirazioni dei migranti, offre spunti di riflessione su come sviluppare efficaci strategie di integrazione, in Italia e in Europa,” ha affermato il Prefetto Rosetta Scotto Lavina, Direttore Centrale per le Politiche dell'immigrazione e dell'asilo del Ministero dell’Interno. “In tal senso il Ministero dell’Interno adotterà a breve un nuovo Piano Nazionale integrazione, che segna un salto di qualità nella previsione di strumenti e servizi nel processo di inclusione sociale di migranti. Allo stesso tempo i Ministeri dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche Agricole hanno firmato un Protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, proprio per sostenere e rafforzare gli interventi di contrasto in quelle aree ove è emerso maggiormente il fenomeno.”

“Ulteriori attività di collaborazione”, ha continuato il Prefetto Scotto Lavina, “sono state avviate con la Confindustria – per la realizzazione di tirocini formativi in favore di rifugiati e titolari di protezione internazionale – e con la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e la Pontificia Università Lateranense, al fine di sostenere la frequenza a un corso di laurea, laurea magistrale o dottorato di ricerca per giovani rifugiati”

 “Dai dati raccolti dalla ricerca”, ha sottolineato Federico Soda, “emerge come sia necessario creare opportunità di ingresso regolare per motivi di lavoro, anche incrociando i dati sul fabbisogno del mercato del lavoro italiano di manodopera semi qualificata e specializzata, e come di conseguenza risulti utile programmare, di concerto con le autorità competenti, un sistema snello di riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche degli immigrati in ingresso, prevedendo anche l’avvio di eventuali percorsi di riqualificazione professionale e di studio.”

“Allo stesso tempo la rilevazione dei profili socio-economici potrebbe essere utilizzata per indirizzare interventi di cooperazione internazionale e di sviluppo locale nelle aree di origine dei migranti, con un focus sulla creazione di opportunità lavorative per i giovani.”

“I risultati di questo studio”, ha concluso il Direttore OIM, “dimostrano come le attività di raccolta dati e informazioni sui migranti in ingresso siano estremamente utili e dovrebbero essere previste su base più permanente”.

La versione integrale dello studio sarà disponibile a fine settembre sul sito dell’OIM Italia

 

Per ulteriori informazioni, si prega di contattare Flavio Di Giacomo - OIM Italia, Tel: +06 44186207, Email: fdigiacomo@iom.int