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Dichiarazione congiunta OIM – UNHCR: necessario cambiare l’approccio internazionale nei confronti di rifugiati e migranti in Libia



 

OIM e UNHCR condannano duramente l’attacco al centro di detenzione di Tajoura in Libia e chiedono un’indagine indipendente per identificare i responsabili

Ginevra 3 luglio - Lo spaventoso bilancio di vittime e di feriti causato dall'attacco di martedì notte al centro di detenzione di Tajoura nella zona est di Tripoli conferma in modo drammatico le preoccupazioni più volte espresse dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per le condizioni di sicurezza di migranti e rifugiati rinchiusi nei centri di detenzione Libici. Quest'ultimo attacco evidenzia quanto più volte dichiarato da OIM e UNHCR in merito ai pericoli cui vengono sottoposti i migranti e i rifugiati intercettati o soccorsi nel Mediterraneo e riportati in Libia.

Nuovo rapporto OIM: il Mediterraneo sempre più pericoloso per i migranti

Berlino 28 giugno - Il Global Migration Data Analysis Centre dell’OIM ha lanciato il rapporto “Fatal Journeys 4”, che analizza i dati relativi ai decessi di migranti nel mondo. Il rapporto sottolinea come nel 2018 la rotta del Mediterraneo centrale si sia fatta più pericolosa: anche considerando le stime più ottimistiche, nel 2018 una persona su 35 è morta nel corso della traversata, mentre nel 2017 la stima era di una su 50. Inoltre, secondo i dati dell’OIM, quasi 1.600 bambini sarebbero morti o risulterebbero dispersi nel mondo dal 2014 al 2018, una media di un bambino al giorno.

OIM: urgente garantire un porto di sbarco sicuro alla SeaWatch3

Roma 19 giugno - L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni lancia un appello affinché sia garantito quanto prima un luogo di sbarco sicuro per migranti soccorsi lo scorso 12 giugno nel Mediterraneo dalla nave “SeaWatch3”. Sabato scorso 10 casi medici sono stati fatti sbarcare a Lampedusa, ma  sono ancora 43 le persone che restano ancora bloccate in mare.

Nei giorni scorsi la SeaWatch3 era stata invitata a effettuare rotta verso Tripoli, ma occorre ricordare come la Libia sia ancora internazionalmente considerata un porto non sicuro dove sbarcare i migranti.

Vitorino (OIM) e Grandi (UNHCR) a Bruxelles per discutere di asilo e migrazione."La Libia non è un porto sicuro di sbarco"

Bruxelles 8 giugno 2019 - Antonio Vitorino, Direttore Generale dell'OIM e Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), hanno partecipato a un incontro organizzato nell’ambito del primo Consiglio Giustizia e Affari interni dopo le elezioni del Parlamento europeo. 
Al centro dei colloqui le sfide future in materia di asilo e migrazione. 
Analizzando il deterioramento della situazione in Libia, Vitorino e Grandi hanno affermato che “la Libia non è un luogo sicuro per lo sbarco, viste le attuali condizioni che rendono questo paese un posto pericoloso e inadatto per rifugiati e migranti. Inoltre, le condizioni nei centri di detenzione dove vengono inviati i migranti sono spaventose”.

Leggi QUI il comunicato

Libia: preoccupazione dell'OIM per la sicurezza dei migranti in detenzione

Ginevra 5 aprile - L’OIM esprime preoccupazione per la popolazione civile e i migranti tenuti in detenzione in Libia, mentre convogli militari si avvicinano alla capitale Tripoli.

"I migranti, compresi uomini, donne e bambini detenuti in condizioni spesso inumane, diventerebbero particolarmente vulnerabili in caso di un rapido deterioramento della sicurezza", ha dichiarato il Direttore Generale dell’OIM, António Vitorino.

OIM: in Libia ancora difficile garantire una protezione adeguata ai migranti

29 marzo 2019 - In riferimento alle proprie attività in Libia, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) intende precisare di aderire alla posizione ONU secondo la quale la Libia non può ancora essere considerata un porto sicuro.

L’OIM in Libia è presente, ed è attiva ai punti di sbarco, dove fornisce una prima assistenza ai migranti soccorsi in mare. Dopo lo sbarco i migranti sono però spesso trasferiti in centri di detenzione gestiti dal governo sui quali l’OIM non ha nessuna autorità. Si tratta di centri chiusi, e la detenzione di uomini, donne e bambini al loro interno è da considerarsi arbitraria. Le condizioni inaccettabili e inumane di questi centri sono ampiamente documentate.

In generale la situazione nel paese rimane molto pericolosa e l’OIM non può garantire la protezione dei migranti in Libia.

Si conclude il progetto AVRIT - Ritorno Volontario Assistito dall'Italia

 

Sono 1080 i cittadini di paesi terzi che hanno fatto rientro nel proprio paese di origine, volontariamente, con dignità e in sicurezza, tramite AVRIT, il Progetto di ritorno volontario assistito dall’Italia – realizzato dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, e implementato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) dal gennaio 2018 al 31 marzo 2019.

L'OIM condanna le violenze avvenute nel centro di detenzione libico di Trig Al Sikka

Ginevra 5 marzo - L'OIM condanna le violenze avvenute nel centro di detenzione libico di Trig Al Sikka, dove alcuni migranti sarebbero stati "puniti" per aver tentato la fuga dal centro stesso, e richiede di poter incontrare quanto prima le persone vittime dell'episodio. "Non importa quali siano le cause che hanno portato a questo specifico incidente, ma l'utilizzo della violenza nei confronti dei migranti non può essere mai giustificata", ha affermato Mohammed Abikder, Direttore del Dipartimento per le Operazioni e le Emergenze dell'OIM.

Leggi qui il comunicato