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Quasi 1000 migranti riportati in Libia nelle prime due settimane del 2020

 

Ginevra  14 gennaio – Almeno 953 migranti, tra cui 136 donne e 85 bambini, sono stati riportati in Libia nelle prime due settimane del 2020. La maggior parte di loro, dopo essere stata fatta sbarcare a Tripoli, è stata riportata nei centri di detenzione. Nel frattempo, le navi delle ONG impegnate nelle attività di ricerca e salvataggio in mare hanno riferito di aver tratto in salvo altre 237 persone.

I migranti che sono stati ricondotti in Libia sono tra le oltre 1.000 persone che nella prima settimana di gennaio hanno tentato la traversata partendo dalle coste libiche.

I migranti hanno riferito al personale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) presente nei punti di sbarco in Libia che l'escalation delle ostilità all'interno e intorno alla capitale e il conseguente deterioramento della situazione umanitaria sono tra le principali cause dell’aumento delle partenze. Lo scorso anno nello stesso periodo, la Guardia Costiera recuperò 23 corpi e nessun migrante fu riportato in Libia.

Date le limitate possibilità e capacità di condurre attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, questo improvviso aumento delle partenze è particolarmente allarmante a causa degli enormi rischi che si corrono in mare.

L’OIM continua a sottolineare la necessità di smantellare il sistema di detenzione attivo in Libia e di rilasciare in maniera ordinata i migranti. Trovare soluzioni alternative che salvaguardino la vita delle persone è una priorità, così come quella di alleviare la sofferenza di migliaia di uomini, donne e bambini trattenuti in condizioni disumane. L’OIM, presente nei punti di sbarco per fornire assistenza sanitaria di base ai migranti, ribadisce l’assenza di qualsiasi misura atta garantire la sicurezza e proteggere la vita di queste persone in Libia.

Altri 1.000 migranti registrati per il programma di ritorno volontario promosso dall’IOM sono ancora bloccati in Libia a causa delle condizioni ancora troppo insicure. La situazione nella capitale è estremamente difficile e pericolosa, le attività di trasporto aereo sono ferme e ciò ostacola una delle pochissime vie di uscita sicure per i migranti.

"Le nostre operazioni e i programmi di intervento continuano in tutto il paese, ma siamo comunque influenzati dalla condizione di insicurezza in cui riversa il paese, soprattutto per quanto riguarda la circolazione sicura dei migranti verso i punti di transito e gli aeroporti. È necessario che si ristabilisca un livello minimo di sicurezza affinché l’OIM possa assistere e supportare il ritorno a casa di 500 persone programmato per i prossimi giorni”, ha affermato Federico Soda, Direttore della Missione OIM in Libia.