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Sopravvissuta al bombardamento del centro libico di Tajoura a luglio, viene salvata in mare al largo di Lampedusa

 

Lampedusa 4 ottobreLampedusa è stato teatro, mercoledì sera, di un drammatico sbarco di 72 persone, portate in salvo dalla Guardia Costiera in condizioni estremamente complicate a causa del forte maltempo che ha interessato la zona. A bordo ragazzi bengalesi e alcune donne provenienti dall’Africa occidentale. I migranti sono partiti da Zwara, Libia, la notte di lunedi 30 settembre.

Tra i soccorsi, una ragazza camerunense di 30 anni, che ha raccontato allo staff OIM presente sull’isola di essere una delle persone sopravvissute al bombardamento del centro di Tajoura in Libia, avvenuto lo scorso 2 giugno.

“A Tajoura sono quasi morta, mi sono salvata per miracolo, mentre mio fratello minore non ce l'ha fatta, ha perso la vita sotto le macerie”, ha raccontato la ragazza. "Io sono stata portata in ospedale, ma poco dopo mi hanno di nuovo trasferito nello stesso centro. Per fortuna, passati alcuni giorni, sono riuscita a fuggire e ad andarmene da quel posto”.

“Attraverso l’amicizia di altri migranti incontrati per strada”, ha continuato la giovane donna, "sono riuscita ad andare a vivere in una zona urbana abitata da altre persone dell’Africa occidentale. Lì ho guadagnato qualche soldo facendo pulizie domestiche e finalmente sono riuscita a lasciare la Libia imbarcandomi per l’Italia. La Libia è stata una esperienza terribile, ho visto cose che non pensavo potessero accadere. Sono stata rapita da quelli che chiamano gli Asma Boys, torturata per un mese in uno dei loro centri. Mia mamma ha dovuto vendere il suo terreno in Camerun - quello che serviva per far vivere la famiglia - per liberarmi. La Libia è stato un incubo e faccio quasi fatica a credere di essere riuscita ad arrivare in un posto sicuro.”

Lo sbarco di mercoledì è avvenuto proprio nel momento in cui a Lampedusa si stavano svolgendo le manifestazioni organizzate per commemorare la tragedia del naufragio del 3 ottobre 2013 (nella quale persero la vita 368 migranti), alle quali ha partecipato anche l’OIM.

Dal 2016, in ricordo di quella tragedia, è stata istituita in Italia la "Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione".

“Il 3 ottobre resta una data drammatica che non dobbiamo mai dimenticare”, ha affermato Laurence Hart, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM. “Ieri sera per fortuna 72 vite sono state salvate grazie all’intervento della Guardia Costiera italiana, ma purtroppo quest’anno sono state oltre 1000 le persone che hanno pero la vita lungo la rotte del Mediterraneo Centrale, che è ancora la rotta migratoria più pericolosa del mondo. La ricorrenza del 3 ottobre ci deve quindi ricordare come il salvataggio di vite umane debba continuare a essere una priorità assoluta, e come dietro i numeri degli sbarchi ci siano sempre uomini, donne e bambini che portano con sé un vissuto estremamente difficile e che sono stati spesso protagonisti di esperienze drammatiche e dolorose”.

 

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