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OIM e UNHCR condannano il respingimento di migranti e rifugiati in Libia

Ginevra, 16 giugno 2021 - L'OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, e l'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, confermano che oltre 270 migranti e rifugiati sono stati consegnati alla Guardia Costiera libica dalla nave "Vos Triton", battente bandiera di Gibilterra.

La "Vos Triton" aveva soccorso i migranti in acque internazionali lo scorso lunedì, 14 giugno.  Il 15 giugno la Guardia Costiera libica li ha riportati indietro nel porto di Tripoli, dove sono stati mandati in detenzione dalle autorità locali.

OIM e UNHCR ribadiscono che nessuno, dopo essere stato salvato in mare, dovrebbe essere riportato in Libia. Secondo il Diritto Marittimo internazionale, gli individui salvati devono essere fatti sbarcare in un porto sicuro.

Il personale dell'OIM e dell'UNHCR è presente ai punti di sbarco in Libia per fornire assistenza umanitaria. Tuttavia, le due organizzazioni ribadiscono che mancano le condizioni di base per garantire la sicurezza e la protezione dei migranti e dei rifugiati soccorsi dopo lo sbarco; pertanto, la Libia non può essere considerata un porto sicuro.

In assenza di meccanismi di sbarco prevedibili, chi opera soccorsi in mare non dovrebbe essere obbligato a riportare rifugiati e migranti in luoghi non sicuri.

La Guardia Costiera libica ha riportato più di 13.000 persone in Libia quest'anno, un numero che ha già superato il totale di tutti i migranti intercettati in mare e riportati indietro nel corso dell’intero 2020. Altre centinaia di migranti sono morti in mare.

Le continue partenze dalla Libia evidenziano come sia necessario istituire un meccanismo prevedibile di sbarco lungo la rotta del Mediterraneo centrale, con effetto immediato e nel pieno rispetto dei principi e degli standard internazionali sui diritti umani.

I migranti e i rifugiati riportati in Libia spesso si ritrovano in condizioni inumane e possono essere esposti ad abusi ed estorsioni. Altri scompaiono e sono irreperibili e si teme che alcuni possano essere stati incanalati in reti di traffico di esseri umani.

Le organizzazioni chiedono anche la fine della detenzione arbitraria in Libia, attraverso l'istituzione di un processo di revisione giudiziaria, e sostengono la necessità di trovare alternative alla detenzione e di rimettere immediatamente in libertà i più vulnerabili.

Per ulteriori informazioni:

Per OIM:

Flavio Di Giacomo, presso OIM Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo, Tel: +39.347.089.89.96 E-mail: fdigiacomo@iom.int

Safa Msehli, presso OIM a Ginevra, Tel: +41 79 403 5526. Email: smsehli@iom.int

Ryan Schroeder, presso OIM a Bruxelles, Tel + 32 492 25 02 34. Email: rschroeder@iom.int
  

Per UNHCR:

A Roma, Carlotta Sami, sami@unhcr.org, +39 335 679 4746

A Ginevra, Aikaterini Kitidi, kitidi@unhcr.org, +41 79 580 8334

Per la Libia, Tarik Argaz, argaz@unhcr.org, +216 29 961295